1 italiano su 10 ne soffre, benchè a mio avviso e sulla base della mia esperienza professionale, è una stima sottovalutata, poichè i casi ne sarebbero molti di più. A soffrirne maggiormente ne sono le donne, ma anche in questo caso sarebbe una sottostima (gli uomini affrontano più difficilmente il problema).
La SII è un insieme di sintomi: mal di pancia, gonfiore, tensione addominale,stipsi, diarrea sono i più eclatanti e i più frequenti; a questi si aggiungono: nausea, cefalea, ansia, depressione, umore altalenante, apatia e spossatezza fisica, fibromialgia (dolore muscolare), dolore alle spalle, alla schiena (zona lombare).
Pur essendo un disturbo intestinale, esso è in grado di coinvolgere anche altre parti del corpo apparentemente non correlate, come il cervello.
Una ricerca recentissima, fatta da alcune Università Statunitensi, avrebbe rivelato che ci sono persone con SII che avvertono i sintomi prima ancora di entrare in uno stato di ansia e nervosismo; altre invece,subito dopo essere venute a contatto con una qualsiasi motivazione fonte di ansia o stress, avvertono dolore addominale e gonfiore. Insomma esistono 2 vie di insorgenza dei sintomi: cervello-intestino e intestino-cervello, distinte e entrambe plausibili.
Vediamo le cause della SII, finora individuate dagli studiosi:
- predisposizione genetica
- flora batterica sbilanciata e preponderante nel piccolo intestino (intestino tenue);
- predisposizione per patologie intestinali come gastroenteriti;
-motilità intestinale scorretta;
- intolleranze e morbo celiaco (più che cause sono da annoverare tra i disturbi che si possono sviluppare assieme alla SII).
FATTORI CORRELATI
- Pasti abbondanti
- Cibi fritti e grassi
- Mangiare ad orari irregolari
- Fare vita sedentaria
- Assenza di esercizio fisico
- Eccessivo consumo di caffè e tè
- Consumo abituale di alcolici (la birra è la peggiore di tutti!)
- Fumo
- Stress e stati emotivi di ansia
DIAGNOSI
La SII si può diagnosticare mediante : anamnesi del medico (preferibilmente gastroenterologo), radiografia ed ecografia dell'addome, colonoscopia con biopsia del tessuto intestinale ed esame delle feci.
TERAPIA
Il medico, a seconda dei casi- questo disturbo cambia molto da persona a persona- prescrive antidiarroici (in caso di diarrea) o integratori per la stipsi (in caso di stitichezza) assieme a fermenti lattici (i batteri dell'intestino giocano un ruolo cruciale). Ma ricerche internazionali, dimostrano chiaramente, che è l'alimentazione a interpretare un ruolo chiave! Anche praticare yoga ed esercizi psicoterapeutici, possono aiutare il paziente a migliorare il problema.
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L'ALIMENTAZIONE ANTI-COLITE
Un'alimentazione povera di FODMAPs, è in grado di migliorare moltissimo il disturbo. L'acronimo inglese sta per: FERMENATABILI-OLIGO-DI-MONOSACCARIDI e POLIOLI, molecole presenti in alcuni tipi di frutta e verdura, legumi, grano e altri cereali, cipolla e agio, latte e formaggi, miele, dolcificanti.
Sono proprio questi a produrre i tipici sintomi della sindrome come mal di pancia, gonfiore e alvo irregolare. Essi si accumulano presso i villi intestinale e vengono in parte digeriti dai batteri della flora intestinale producendo gas, flatulenza e malessere generale. Altri richiamano per osmosi l'acqua e causano diarree precedute da forti dolori addominali, che a volte non si placano neanche dopo l'evacuazione. Tali sintomi si accentuano nella fase mestruale, in gravidanza e in menopausa.
Come si procede dunque? Innanzitutto, dopo la diagnosi, rivolgetevi ad esperti come nutrizionisti e dietologi che di certo sapranno aiutarvi a dovere.
Il percorso da seguire, per capire effettivamente a cosa siete "più sensibili", si compone di 3 fasi:
- Nella prima fase si eliminano totalmente i cibi ricchi di FODMAP, vale a dire latte, yogurt, formaggi freschi e molli, alimenti a base di farina bianca e integrale, farine di legumi, ceci, lenticchie, fagioli, fave, cipolle, aglio, asparagi, carciofi, cavolfiori, verze, cicoria, funghi, radicchio. Soprattutto, proprio con l’arrivo dell’estate, va evitata, durante le prime settimane, frutta tipica di questa stagione come albicocche, anguria, ciliegie, fichi, nespole, pesche, prugne, oltre ad arachidi e pistacchi. Da evitare anche bevande tipo birra, caffè d’orzo, succhi e sciroppi, brodi già pronti e miele.
- Tutti questi cibi verranno reintegrati gradualmente al fine di capire quali e in quale quantità sono implicati nei disturbi prescritti. Naturalmente, tocca a voi, compilare un diario alimentare che possa aiutare il professionista ad elaborare la dieta su misura per voi;
- Nell'ultima fase l'esperto elaborerà la dieta ad hoc per voi (se il percorso è stato fatto e seguito assiduamente) e vi consiglierà alcuni comportamenti che potranno aiutarvi a gestire al meglio il problema.
In ultima analisi, vi dirò che la SII è cronica, cioè dura tutta la vita e alterna fasi di quiescenza a fasi di veglia in cui, sarà necessario essere attenti più che mai all'alimentazione e al vostro stile di vita.
Sapere come "raggirare" il disturbo, vi aiuterà senz'altro a vivere meglio con voi stessi e con gli altri!